Jungata del giorno

29 settembre 2011

Cari amici di Overthestop, vi riportiamo un’esperienza di jungata estiva; buona lettura!

sabato 27 agosto ho jungato per necessità da Madrano di Pergine fino a casa a Piscine di Sover, circa 30 Km. Ore 17:30 mi metto su un rettilineo in salita con slargo per fermata e jungo, le auto passano numerose, molti sono turisti rinchiusi dentro i loro suv dai vetri oscurati, mi guardano come fossi un marziano.

Io penso: junghista non concilia con turista. Nessuno si ferma, allora cammino per 4 o 5 km, sono passati 55 minuti da quando ho iniziato a jungare (il mio record…di attesa), finalmente si ferma un uomo, io gli chido subito “perchè ti sei fermato?”, lui mi risponde “perchè non hai

 

l’aspetto di un rapinatore….o almeno credo!!”, gli lascio un volantino di jungo, non accetta compenso, mi scarica a Lases. Dopo 4 minuti mi raccoglie un conoscente che fa l’accompagnatore di territorio, mi porta fino a casa con la sua auto dai rumori sospetti. Per entrambi il nome j! ungo non giunge nuovo, ma non sanno come funziona, ora lo sanno…

Le Ferrovie della Calabria (parte seconda)

16 settembre 2011

“Giorgia, io e te a 4 metri sopra il cielo che a 3 c’è gente…..” anonimo graffitaro di sedili di treno.

La bigliettaia declama l’itinerario del mio viaggio lasciandomi il tempo di prendere nota: “da Cosenza a Piano Lago col treno, poi da Piano Lago fino a Colosimi col bus, quindi da Colosimi a Soveria col treno…. “Potrà partire da Soveria solo col treno delle 14.10 che alle 14.30 la lascerà a Serra Stretta dove un autobus la condurrà fino alla stazione di Gimigliano per procedere in treno fino a Catanzaro”. Mentre declama ha lo sguardo compassionevole del boia che, per quanto riluttante, sta per immolare sul patibolo il designato capro espiatorio. Io agguanto il mio biglietto da 2 euro e 48 centesimi e mi accomiato parafrasando il Sommo Poeta: – Fatti non fummo a viver come bruti automuniti ma per seguir virtude e strade ferrate. –

Do un ultimo sguardo alla bellissima Cosenza Vecchia che dalla stazione, vicina alla confluenza del Crati col Busento, si offre in tutto il suo splendore. Il mio treno arriva puntuale, pulito e profumato; per quanto vecchiotto è stato ammodernato a regola d’arte. È un’automotrice a gasolio perché la linea non è elettrificata. Salgo a bordo insieme ad altri 5 o 6 passeggeri. Dopo la partenza c’è subito il viadotto in ferro sopra al Crati ed un tunnel in salita alla fine del quale si gode una vista d’insieme della città arroccata sul colle Pancrazio. Poi ci sono tante stazioni mentre si sale fino a Piano Lago. Fuori dal finestrino la bellezza del paesaggio è a tratti scalfita da qualche obbrobrio architettonico ma nel complesso è molto bello arrampicarsi sulla Sila Piccola. Alla stazione di Piano Lago il treno si ferma e noi passeggeri scendiamo tutti. Con l’ingenuità del viaggiatore incantato domando ai miei compagni di viaggio quando c’è stata la frana che ha interrotto la linea. Mi rispondono che la linea è interrotta da circa 2 anni. Vengo pervaso dallo spirito rivoluzionario di Garibaldi ed incito i miei compagni ad una sommossa popolare contro l’ente preposto. Le mie invettive non sortiscono alcun effetto perché arriva un bus che ci carica e ci fa fare un bel pezzo di Sila lasciandoci alla stazione di Colosimi che è tenuta bene come tutte le altre che ho visto. Nonostante l’indifferenza dei miei compagni di viaggio sono felicissimo di questa mia piccola Odissea. Infine è arrivato il treno che mia ha lasciato a Soveria Mannelli dove il capostazione mi ha venduto un biglietto per Catanzaro:1.70 euro.

Ora sono in Piazza dei Mille dove l’obelisco perpetua una frase di Garibaldi: “ Dite al mondo che alla testa dei miei bravi calabresi ho disarmato dodici mila soldati borbonici. 30 agosto 1860”. Mi colpisce una piccola iscrizione in marmo che, un po’ scolorita, giace ai piedi dell’obelisco. Mi incuriosisco e leggo la replica al grande condottiero: “Glielo abbiamo detto ma non interessa a nessuno. 30 agosto 1987”. In giro non c’è anima viva per poter chiedere conto di quella che può sembrare una boutade ma anche un’impennata d’orgoglio borbonico.

Torno alla stazione e sono il solo passeggero sul treno per Serra Stretta che dista solo 20 minuti di indimenticabile strada ferrata. Fuori al finestrino boschi e praterie che neanche Tex Willer. Mi stupisco della bellezza del luogo. A Serra Stretta c’è il bus che ci aspetta. Per circa 45 minuti il bus mi porta su e giù per la Sila dove le strade sono a larghezza ridotta e gli autisti, quando si incrociano si salutano sbracciandosi; come conseguenza, rischiamo un paio di frontali, ma sono comunque qui a scrivere per cui…. Gimigliano è un paese arroccato su uno sperone di roccia e per raggiungere la stazione bisogna scendere un po’. Sul binario la vista spazia da un lato verso il bel paesino in alto e dall’altro sul panorama verso est e cioè verso Catanzaro. Il tratto di ferrovia tra Gimigliano e Catanzaro è il più bello sotto il profilo paesaggistico perché dal treno si gode un vista mozzafiato anche per uno come me che soffre di vertigini. La stazione di Catanzaro è affollata e solo dopo capirò il perché. È quasi in centro dove faccio 2 passi per  capacitarmi del posto. Poi prendo il treno, sempre delle Ferrovie della Calabria, per scendere a Catanzaro Lido. Il servizio è molto usato è per questo che c’era gente alla stazione. 0.77 centesimi costa il biglietto per andare a Catanzaro Lido e la corsa è imperdibile. Il treno, dopo aver lambito il centro inizia la sua ripida discesa verso il mare. Sulla destra si vedono i viadotti stradali di ingresso alla città che, nella sua parte più centrale, svetta a 586 m.s.l.m. . 20 minuti di treno separano Catanzaro dalla pianura. La stazione delle Ferrovie della Calabria è a pochi passi dalla stazione ferroviaria di Trenitalia.

Quando prendo il mio regionale Trenitalia per Crotone sono già più di 12 ore che viaggio (ero partito all’alba da Sapri), ma galvanizzato da tante bellezze viste per la prima volta, sono fresco come una rosa.

E adesso un appello ai vertici dell’azienda: per favore rimettete in sesto questa martoriata ma bellissima ferrovia.

 

Paolo Merlini

(esperto di vie traverse)

merlini.paolo@gmail.com

 

 

Le Ferrovie della Calabria (parte prima)

10 agosto 2011

“La felicità è una rapina permanente!” Leo Ferré

È l’ora di pranzo di un mercoledì di mezz’agosto e mi trovo a Soveria Mannelli. Come recita Wikipedia: “città italiana di circa 3.200 abitanti, posta nella Sila Piccola, in provincia di Catanzaro, al confine con la provincia di Cosenza”. Aggiungo che si trova a 774 m.s.l.m. e che il vento di oggi mitiga il caldo agostano. Non sono arrivato qui per caso. Soveria Mannelli è uno degli snodi delle Ferrovie della Calabria. Il mio treno per Catanzaro partirà solo tra più di un’ora. Ricapitolando le idee prendo Corso Garibaldi e mi incammino verso la vicina Piazza dei Mille dove si erge l’obelisco celebrativo all’impresa dei Garibaldini.


Questa mattina alle 7.25 sono arrivato alla stazione di Cosenza Vaglio Lise che, dal 1987, è lo scalo terminale delle linee per Sibari e per Paola. Qui fanno capolinea anche le Ferrovie della Calabria. Questa stazione mi fa venire voglia di ripartire immediatamente, ma alla biglietteria delle Ferrovie della Calabria mi avvisano che il prossimo treno per Catanzaro partirà solo alle 11.28.

Esco nell’ampio e deserto piazzale antistante alla stazione e prendo l’urbano numero 27 dell’efficiente Amaco, l’azienda per la mobilità nell’area cosentina:

http://www.amaco.it/

Il biglietto, tariffa urbana costa 1 euro, dura 60 minuti e si può acquistare a bordo del bus dove c’è una macchinetta che accetta monete e/o scheda prepagata. Un applauso per l’Amaco!

Sul bus ci sono io ed una masnada di zingari dal momento che, nei pressi della stazione pare esserci un accampamento. Sono pronto a giurare che tutti i Rom abbiano l’abbonamento, perché io sono  l’unico ad obliterare il biglietto.

Non sono mai stato a Cosenza e non pensavo di avere tempo per fare un giro, ergo non so nulla della città.

Il bus lascia la brutta, anonima e sgarrupata stazione alla quale io lancio uno sguardo come a dire:

“a mai più rivederci…”. Dopo un po’ di periferia entriamo in centro ma io non me ne accorgo e domando ad alcuni passeggeri dove si trova il centro storico. I cosentini sono prodighi di informazioni ed in gruppo mi invitano a scendere dal 27 per prendere il 23 che mi porterà a Cosenza Vecchia. Obbedisco! Scendo, arriva subito il 23 e salito a bordo chiedo all’autista di lasciarmi a Cosenza Vecchia. L’autista, cosentino al 100%, mi riconosce come turista ed ha piacere di descrivermi la strada che percorriamo. Attraversiamo il ponte sul fiume Crati e saliamo sul colle Pancrazio in cima al quale svetta il castello Svevo-Normanno del 1100-1200. Il mio autista mi lascia alla fermata in Piazza XV Marzo al centro della quale campeggia la statua di Bernardino Telesio. Ci vorrebbe Rumiz per descrivere questa bella piazza. Immediatamente sono vittima della sindrome di Stendhal e solo ora, ripensandoci, mi rendo conto delle tante bellezze che ho visto.

Provo a raccontare la piazza. Alle spalle della statua di Telesio c’è il bellissimo Teatro Rendano che ricorda nello stile il teatro della Scala di Milano. Alla sinistra di Telesio c’è il palazzo dell’Accademia Cosentina, mentre di fronte al grande scienziato c’è il Palazzo della Provincia nell’atrio del quale, 3 distinti signori parlottano tra loro. Mi rendo conto di essere capitato in una delle piazze più belle d’Italia e so che per alimentare ancora il mio incantamento debbo discendere Corso Telesio, ma abbagliato da tanta magnificenza non capisco dove inizia e chiedo un’informazione ai 3 uomini. Questi, leggendomi negli occhi la gioia di essere arrivato a Cosenza Vecchia, mi “impongono” di visitare le sale di rappresentanza del Palazzo della Provincia. Non vogliono sentire ragione, anzi mi accompagnano di persona. Quanta bellezza! Sono certo che i più fortunati di voi riusciranno a vedere quello che ho visto io. Quando torno sulla strada sono prossimo al delirio tremens, ma debbo andare avanti. Imbocco Corso Telesio che scende fino a Piazza dei Valdesi in prossimità del ponte sul Crati che ho attraversato col bus. Ecco, per descrivere la poetica bellezza di corso Telesio bisognerebbe far resuscitare Kapuscinski o Nicolas Bouvier. Proprio a Bouvier penso perché di sicuro è qui che si può vedere come si deposita “La Polvere del Mondo”.

Quasi in trans mi trovo dentro il Gran Caffè Renzelli fondato da più di 200 anni. È uno dei locali storici d’Italia:

http://www.grancafferenzelli.it/

Bevo un caffè anche se mi ci vorrebbe un cordiale per riprendermi. Esco e dopo pochi metri mi imbatto il quello che sarà il colpo di grazia: il Duomo di Cosenza del XII secolo. Sono quasi felice quando apprendo che, a causa di lavori di restauro in corso, il sepolcro di Isabella d’Aragona è celato dalle impalcature. Il Brandi lo descrive come un monumento assolutamente unico in Italia e questo mi darà lo spunto per ritornare a Cosenza molto presto.

Mi rendo conto che Cosenza Vecchia sta morendo e mi auguro che l’UNESCO voglia salvaguardare questo patrimonio dell’umanità.

Arrivo al fiume e procedo verso la vicina ex stazione ferroviaria delle FFSS che oggi ospita la locale sede del C.o.n.i.. Di fronte a questo importante  ex scalo ferroviario del sud Italia c’è l’Hotel Excelsior che ospitò di certo viaggiatori d’altri tempi. Onestamente non capisco perché una così centrale stazione sia stata dismessa. Mentre ragiono tra me e me vedo la stazione di Cosenza Centro delle Ferrovie della Calabria e vedo anche il centro commerciale “I 2 Fiumi” costruito sull’area precedentemente occupata dagli scambi ferroviari delle FFSS. Capisco tutto: in centro città meglio andare a comprare le mutande firmate piuttosto che avere una comoda strada ferrata. Mi consolo andando a visitare la centralissima autostazione dove transitano tante autolinee interregionali della zona. È bella e funzionale. La lascio sperando di ritrovarla allo stesso posto la prossima volta che verrò.

Percorro Corso Mazzini che è isola pedonale e torno alla Stazione delle Ferrovie della Calabria, ben tenuta, presidiata, con biglietteria e bar aperti. Mentre mi rallegro di tanta apparente efficienza, chiedo un biglietto per Catanzaro. Mi si apre un mondo perché la giovane bigliettaia mi domanda:

“Ma si vuole fare del male?”. Visto che non capisco mi fa: “ Ma è sicuro?”. Io sgrano gli occhi e ribadisco che se c’è il treno vorrei salirci a bordo con il regolare biglietto. La bigliettaia pensa di trovarsi di fronte ad un caso clinico e premette che potrà farmi il biglietto solo fino a Soveria Mannelli, poi mi avvisa che la linea è interrotta e alcuni tratti sono serviti da un autobus sostitutivo. Quindi con la solennità del parroco quando annuncia le stazioni della Via Crucis inizia a snocciolare i vari cambi forzati che dovrò affrontare. Ecco un buon esempio della teoria della relatività perché quella che per lei è una tortura per me è un’orgia di piaceri. Il biglietto Cosenza – Soveria costa 2.48 euro ed il treno parte alle 11.28.

(continua)

 

Jungata del giorno

6 agosto 2011

Anche oggi vi riportiamo una juntata molto interessante:

“Auto in officina perciò si junga.

Martedì 2 agosto vado al lavoro e dopo 4 min mi carica un giovane che lavora per il museo di S.Michele a/Adige, sta svolgendo uno studio sui graffiti lasciati dai pastori nella zona del Cornon-Latemar in val di Fiemme. Se ne va tutti i giorni su per quelle montagne alla riceca delle scritte sulle rocce: interessante! Fra l’altro devia il percorso per portarmi a destinazione.

Ieri invece nel tornare da Cavalese dopo due passaggi arrivo a Molina e mi metto a camminare per raggiungere il bivio di Stramentizzo, lo faccio stando sul lato sinistro della strada perchè più sicuro. Si ferma un’auto sull’altro lato e mi fa cenno di salire, è un rappresentante che lavora per una ditta veneta di materiali elettrici che mi aveva visto poco prima mentre jungavo ma non si era fermato perchè su un tratto di strada a scorrimento veloce, ma un pò dopo si è girato e tornato indietro per prendermi: che persone gentili ci sono in giro.

ciao a tutti”

 

L’Alta Valle Stura con i bus dell’ATI (seconda parte)

4 agosto 2011

“Alcune delle mie più strane avventure hanno avuto inizio nei negozi degli antiquari: luoghi di divagazioni incongrue, dove si scopre ciò che non ci si aspetta e molte cose rimangono in sospeso, senza una conclusione.” Francesco M. Cataluccio “Chernobyl” – Sellerio editore Palermo

Fino a qualche giorno fa, lo confesso, non sapevo neanche cosa fosse la valle Stura. Poi dal blog  della Ediciclo ho appreso che, durante il periodo estivo, in valle è organizzato un servizio di bus (con partenza da Cuneo fino al Colle della Maddalena) con la possibilità di trasportare a bordo le biciclette:

http://www.ediciclo.it/blog/?p=3579

Prima di partire ho chiamato per informazioni ed il gentile Daniele Banfo di Demonte mi ha avvisato che sabato 25 giugno (oggi) il servizio non era effettuato perche in zona c’è una gara di enduro. Poco male, sono o non sono “l’esperto di vie traverse”? Quattro chiacchiere al telefono con Daniele e mi oriento.

Con la ATI, ed in particolare con la corsa Cuneo – Demonte – Vinadio che fa coincidenza a Vinadio con la corsa Vinadio – Argentera:

( http://www.atibus.it/ORARI/020_Cuneo_VinadioArgentera%2021_02_11.pdf ) in due ore posso risalire quasi tutta la Strada Statale 21 della Maddalena:

http://it.wikipedia.org/wiki/Strada_statale_21_della_Maddalena

Bene, il mio bus delle 9.30 esce dal centro di Cuneo e raggiunge Borgo San Dalamazzo da dove inizia la S.S. 21. Realizzo subito che ci sono dei lunghi tratti pianeggianti e riorganizzo i tempi  della discesa. Comunque, la valle Stura, una delle valli occitane, è molto bella, ampia, ben coltivata e man mano che si sale le montagne diventano imponenti. A Vinadio, dove il mio bus arriva alle 10.30, c’è un minibus ad aspettarci per portarci ad Argentera. Saliamo solo una signora di Torino che ha più di ottant’anni ed io. La signora parla in piemontese con l’autista e gli racconta vita morte e miracoli di tutta la sua genia e poi alla fine mi fa: – ma per favore, parli un po’ anche lei. Io le racconto che nella borsa ho una bici pieghevole e che mi appresto a ridiscendere la valle pedalando. L’autista, un occitano senza 2 dita, di certo volate via a colpi di falce o di roncola, mi redarguisce dicendo che debbo pedalare fino al Colle della Maddalena, e che sennò che ci sono venuto a fare fino ad Argentera.

http://it.wikipedia.org/wiki/Argentera

http://it.wikipedia.org/wiki/Colle_della_Maddalena

Tutto sommato, nonostante le mie piccole ruote da ‘’20, ho pure un cambio a 7 velocità.

Ergo, 6 chilometri di salita ed una ventina di tornanti si possono affrontare. Mi spalmo di crema solare protezione 50 e mi ripeto che: con pazienza e con fatica, l’elefante lo mise in .…. il resto lo sapete! Alzo la sella e abbasso il manubrio, al fine di pedalare più comodamente. Effettivamente salgo che è una gioia. Ce la sto facendo. Le motociclette ed i camion non mi disturbano. C’è un bel sole d’alta quota, tutto è verde e pieno di fiori. Incontro 3 o 4 piccole mandrie di vacche al pascolo. Per il resto tanti ciclisti seri che mi superano di slancio. Per i più sono invisibile, per qualcuno sono degno di un incitamento. Ci metto meno di un’ora per arrivare al Bar Ristorante del Lago; sì perché al Colle della maddalena c’è un lago di fronte al quale c’è il famoso punto di ristoro. Mentre parcheggio la bici, il proprietario mi guarda come se stessi parcheggiando l’astronave e mi fa: – Io una bici così non l’ho mai vista! Mangio un panino e bevo un’aranciata, poi faccio gli ultimi 500 metri fino alla frontiera in disuso con la Francia dove c’è un bel monumento a Fausto Coppi. La foto di rito è d’obbligo e poi, approfittando dell’ora di pranzo dei camionisti e dei motociclisti, inizio la discesa.

Gioia pura! Sono solo a godermi la bella strada asfaltata che percorro a bassa velocità e ad emissioni zero. Arrivo alla curva dove la comunità montana ha affisso un interessante cartellone per ricordare che: “ Nel pomeriggio del 9 giugno 1949, la voce calda di un cantore straordinario, Mario Ferretti, nell’opaco fruscio della distanza, aprì la trasmissione radio per raccontare la 17^ tappa del 32° Giro d’Italia Cuneo – Pinerolo con questa frase: Un uomo solo è al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi”.

Quasi mi commuovo, ma continuo a scendere. Ad Argentera decido di raggiungere Vinadio. A Vinadio decido di continuare fino a Demonte dove vado a fare la conoscenza di Daniele Banfo che mi ha aiutato ad organizzare la mia folle corsa. Lui mi suggerisce di proseguire sulla “Strada Militare”. In pratica si tratta di una strada perfettamente asfaltata che corre sull’altra sponda dello Stura ed è poco frequentata anche dal traffico locale. Questa particolarità la rende perfetta per la bicicletta. La percorro per un lungo tratto, poi seguo un’indicazione mendace e mi ritrovo sull’amata Statale 21 che continuo fino alla stazione ferroviaria di Borgo San Dalmazzo dove arrivo alle 17.00. Il mio treno per Torino Porta Nuova è alle 17.45. Ho tutto il tempo per ricompormi.

Arriva un gruppo di ciclisti torinesi che hanno fatto una due giorni di pedale e vogliono vedere che strana bici c’ho nella borsa. L’aria di sufficienza con la quale la analizzano sfuma velocemente in invidia che poi diventerà rabbia quando a Torino mi vedranno sfrecciare per via Po sul fare della sera.

Che vi debbo dire? Dopo questo “collaudo” mi sono convinto che: la salute, un paio di scarpe nuove e magari una piccola bici pieghevole, puoi girate tutto il mondo!

Devotamente vostro. (fine)

Paolo Merlini

(esperto di vie traverse)

merlini.paolo@gmail.com